mercoledì 26 settembre 2007

Gli operatori telefonici dicono basta allo squillo!

Il fenomeno degli "squilli" al cellulare esplode soprattutto nei paesi africani. E si rivela un affare mancato, per gli operatori tlc che operano nel continente, che riguarda il 30 per cento del totale delle chiamate effettuate.

Tutti, almeno una volta nella vita, lo hanno fatto: parliamo dello squillo al cellulare che si scambia fra amici e conoscenti. Poco credito nel telefono o poche possibilità di spenderlo, sono i principali motivi che spingono al suo uso largamente diffuso. Se ci si capisce e si risparmia, tutti contenti. Tutti tranne le compagnie telefoniche, per le quali lo squilletto rappresenta un rebus da risolvere in fretta, per evitare ulteriori perdite di denaro. Il grattacapo maggiore lo hanno gli operatori che coprono l'Africa. Lo studio del problema lo si deve anche a Jonathan Donner (ne parla Reuters), ricercatore per Microsoft, che ha indagato su cosa accade in quel continente.

La chiamata a vuoto che può significare davvero tante cose, a seconda del Paese, delle usanze, delle relazioni esistenti fra chi condivide questa sorta di linguaggio tecnologico gratuito. La maggior parte delle volte lo si usa per far capire a qualcun altro che si vuole essere richiamati. Il suo impiego è ormai un costume soprattutto in Africa, dove si contano 192 milioni di utenti (con una crescita sbalorditiva del 50 per cento dal 2001) e dove spesso le persone, pur avendo i soldi per acquistare l'apparecchio, non dispongono del necessario per ricaricarlo regolarmente. In questo caso può servire a segnalare di star bene oltre che di voler essere ricontattati. Il problema è che poi che chi lo riceve spesso non richiama affatto, con il risultato che le linee sono state inutilmente occupate. La qual cosa, tradotta in termini economici, è costosa. Soprattutto se ci si basa sulle stime che parlano di chiamate a vuoto che ammontano al 20 o 30 per cento del totale. E, soprattutto se si considera che l'Africa rimane un Paese dalle tante insidie che hanno afflitto e continuano ad affliggere e scoraggiare gli operatori: dalla mancanza di elettricità al problema dei collegamenti strutturali.

Quanto basta per correre ai ripari. L'idea di alcuni operatori telefonici (per esempio il sudanese Zain) è quella di offrire un servizio – Call me back – che comunica solo questo basilare messaggio. Il vantaggio sta nel fatto che questo segnale può correre su linee diverse e meno costose rispetto alle tradizionali. Così si stanno muovendo anche altre aziende, tutte accomunate dall'urgenza di scoraggiare la pratica tanto invisa. Alcune pensano di offrire il servizio gratuitamente (puntando tutto sul risparmio derivante dall'alleggerimento delle linee telefoniche), altre per un costo minimo, per esempio pari a 0,01 centesimi di dollaro per messaggio.

Lo studio del fenomeno è anche sfociato in una sorta di "carta del beeping", dello squillo, in cui se non proprio facendo riferimento a vantaggi e svantaggi economici, si prova a scoraggiare l'utente facendo appello alla buona educazione. Per esempio: accettabile chiedere di essere richiamati se non si ha credito, ma mai farlo con chi sappiamo essere in difficoltà economiche. Vietato farlo anche per essere richiamati e chiedere poi un favore (sembra scontato ma non lo è). Meglio non esigere nulla nemmeno dal fidanzato o dalla fidanzata, perché si rischia una brutta figura. Inoltre, mai esagerare perché è fastidioso ritrovare sul proprio cellulare una lista infinita di chiamate perse da smaltire. Potrebbe innervosire anche i più placidi.
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Autore: Serena Patierno
Fonte: visionpost.it

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